Center for Career Services & Continuing Education

John Cabot University’s Center for Career Services & Continuing Education is your bridge between your academic and professional careers. Whether you want to pursue further study in graduate school or hope to begin a career, we can help you achieve those goals.

Month: September, 2015

Teamwork: Cooperation is Key!

Teamwork: Cooperation is Key!

In most cases, working in a team is easier and more efficient than working alone. Is this always true? The answer is yes, as long as the group acts as a single entity, different fingers of the same hand. What does a team need in order to function at the best of its potential?

  1. Communication – A working group that does not communicate is bound to fail, or just make things harder for everyone involved: the workload would not be shared in the right way, tasks would be completed and redone by unknowing team members; those who are unaware of the objectives do not know what to do, etc.… You can imagine what kind of grotesque situation that is!
  1. Sharing the workload – What is the point of working in a team if one burdens itself with all of the work? The distribution of the work to be done and responsibilities is crucial: it is vital to know who is doing what.
  1. Timing and Synchronization – For some tasks, the most important point is to work on different sides but all at once: the division of work implies a certain coordination between team members in order to avoid blocking the workflow of the others. If you do not do your part, someone else might be stuck waiting for you!
  1. Correcting and Revising – If your team does not have a person in charge of the revision of the work, you are responsible for your own: always double check before you submit anything, as to allow other members to rely on your attention, saving a lot of time. An unrevised task is incomplete.

A team can only be defined as such when it works and acts as one. Otherwise, it is just a group of individuals operating under the same name.

Lavoro di squadra: la cooperazione è alla base!

Nella maggior parte dei casi, lavorare in un team è più veloce ed efficiente che lavorare da soli. Questa affermazione è sempre corretta? La risposta è sì, finché il gruppo agisce come una singola entità, diverse dita della stessa mano. Cosa serve a una squadra per funzionare al massimo del proprio potenziale?

  1. Comunicazione – Una squadra che non comunica è destinata a fallire o, quantomeno, a complicare le cose per tutti i partecipanti: il lavoro non sarebbe diviso correttamente; gli incarichi potrebbero essere completati e rifatti da membri del team che non ne sono a conoscenza; le persone che non conoscono gli obbiettivi non saprebbero che fare, ecc.… Riuscite, sicuramente, a immaginare quale situazione grottesca sarebbe.
  1. Dividere il lavoro – Perché lavorare in un team se qualcuno decide di farsi carico di tutto il lavoro? L’assegnazione dei compiti e delle responsabilità è importante, chi fa cosa.
  1. Tempismo e Sincronia – In alcuni incarichi, il punto più importante è lavorare da diverse angolazioni ma allo stesso tempo: la divisione degli incarichi richiede una certa coordinazione tra membri del team per evitare di bloccare il flusso lavorativo degli altri. Se non stai facendo la tua parte, qualcuno potrebbe essere bloccato ad aspettarti.
  1. Correzione e Revisione – Se la tua squadra non ha un addetto alla revisione del lavoro, tu sei responsabile del tuo: controlla sempre prima di inviare qualsiasi cosa, così da permettere agli altri membri di contare sulla tua attenzione e di risparmiare un sacco di tempo. Un lavoro non rivisto è un lavoro non fatto.

Un team si può definire tale solo se lavora come un’unità. Altrimenti, si tratta solamente di un gruppo di individui che opera sotto lo stesso nome.

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How to… Answer Interview Questions!

The 3 most common questions during a job interview for recent graduates and young professionals

getty creative -- royalty free -- awkward interview, uncomfortable businessman, job interview, office, work, nervous, anxious, boss employee Just Shoot MeWhat are the questions you should expect during a job interview?

Interviews are very different from one another, but let us take a quick look at the most common questions faced by young graduates and professionals.

“Tell me about yourself”: Objectively, this is a very simple question; however, it often leaves people speechless. Begin to answer this question introducing who you are, (a student, graduate, a young professional with a specific role), indicate your academic path (not starting from elementary school!) and dwell upon your working experience or internships that are most significant; talk about the objectives you achieved and what you learned from that experience. Often, this question serves to possible employers to start getting to know the candidate in front of them and construct other questions.

“What are your strengths and weaknesses”: this is another very common question and often candidates already have an answer for their strengths, but  cannot recognize their weaknesses. You must not hide your weaknesses. On the contrary, you should use them to your favor by explaining how and what you do so that they do not work as obstacles to your working strategies.

“Where do you see yourself in the next 5 years”: this is widely recognized as the last most common question asked during a job interview. Although there is not a correct answer to this question, there are two advices we can give you. First, don’t be arrogant. Being too pretentious, can easily give a negative image of you in front of your employer. At the same time, don’t be indecisive: try to state a realistic position that you could obtain by working within their company or anywhere else.

Le tre domande più comuni durante un colloquio di lavoro per neo-laureati e giovani professionisti

colloquioQuali domande vi aspettate ad un colloquio di lavoro?

Ogni colloquio è diverso dall’altro, ma vediamo le domande più comuni e che ricorrono più spesso in un colloquio di lavoro per giovani laureati o giovani professionisti.

Mi parli di lei”: questa richiesta è così semplice, eppure lascia spesso senza parole molti candidati. Iniziate da chi siete, (un laureando, un laureato, un giovane professionista con uno specifico ruolo), indicate gli studi compiuti (non partendo dalle elementari!) e soffermatevi sulle esperienza lavorative o di stage più significative indicando gli obiettivi raggiunti e cosa avete appreso. Spesso “mi parli di lei” serve al selezionatore per iniziare a conoscere il candidato che ha di fronte e porre altre domande.

“Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?”: si tratta di un’altra tipica domanda. Spesso i candidati hanno subito la risposta pronta in merito ai loro punti di forza, ma non sono in grado di riconoscersi debolezze! Non dovete nascondere le vostre debolezze, al contrario, le dovete usare a vostro favore, spiegando in che modo le superate e come non lasciate che queste ostacolino il vostro lavoro.

“Dove si vede tra 5 anni”: è l’ultima e più ricorrente domanda in un colloquio di lavoro. Anche se non esiste una risposta corretta a questa domanda, ci sono due consigli da tenere a mente prima di rispondere. Prima di tutto, non siate arroganti. L’essere troppo presuntuosi riguardo ai vostri obiettivi futuri, può facilmente dare un’immagine negativa di voi. Al tempo stesso, non siate indecisi e descrivete una posizione realistica che potreste raggiungere dentro la loro azienda o in un’altra simile.

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And… Who is a Troublemaker?

And… Who is a Troublemaker?

A person who has always a problem for others and never the solution, a person who does not have the capability to identify a problem on his or her own, causing a constant interruption in the flow of a working schedule. The excessive interaction, for advice or correction, is deleterious as the communication between the members of a team is of crucial importance, but needs to be well calibrated in terms of quantity and quality, that is, appropriate to the contest and contingency.

What are the consequences and difficulties that can arise from this type of attitude and gradually block your professional growth?

It is crucial to remember that, in companies and organizations, all human resources possess their own identity and personality, which determine your specific role in the work environment. Being characterized and recognized as a troublemaker can cause a variety of negative consequences, some among the following: the risk of being avoided by other colleagues, never being trusted with important tasks, loose the trust of your superiors, who at some point may even regret hiring you in the first place!

E… chi è invece un Troublemaker?

Una persona che ha sempre un problema da sottoporre agli altri e mai la soluzione, una persona che non ha la capacità di identificare il problema causando, perciò, una continua interruzione nel flusso di lavoro. L’eccessiva interazione, sia per consigli che correzioni, è deleteria. La comunicazione tra i membri di un gruppo lavorativo è importantissima, ma a patto che sia ben calibrata in termini di quantità e qualità, ovvero appropriata al contesto e contingenza.

Quali sono le conseguenze e criticità che possono nascere da questa attitudine e bloccare la vostra crescita professionale?

È importante ricordare che, in una organizzazione o azienda, ogni risorsa umana possiede la propria identità e personalità che serve per identificarsi e riconoscersi nel rapporto lavorativo. Essere catalogati e riconosciuti come troublemakers comporta una serie di conseguenze negative tra cui, in crescendo, rischiare di venire evitati e boicottati dai propri colleghi, non ricevere l’affidamento di incarichi importanti e perdere la fiducia dei propri responsabili, che potrebbero a un certo punto addirittura pentirsi di avervi assunto!

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How to… be a Problem Solver!

How to… be a Problem Solver

What are companies looking for? People who can actually solve their problems! Problem solving skills are, indeed, the most wanted skills by prospective employers and recruiters! This kind of skills is typical of people who are very empathic and have good active listening skills.

These people are also very good at reading the room and interpret the world surrounding them.

Who is exactly a problem solver?

A problem solver is the person who identifies the issue and is able to describe it.  A problem solver is the person who knows how to manage and productively solve a problem. A problem solver never stops before a problem and goes on working, while being able to employ lateral thinking in order to react in a creative and proactive way!

Come… essere un problem solver

Che cosa ricercano le aziende? Persone che sappiano risolvere i problemi! L’attitudine al problem solving è, infatti, proprio la prima caratteristica che i datori di lavoro ricercano!
È un’attitudine tipica di chi ha forte empatia e buone capacità di ascolto, nonché capacità di lettura del contesto.

Ma chi è esattamente un problem solver?

È problem solver la persona che individua il problema ed è in grado di definirlo. E’ problem solver la persona che sa gestire il problema e risolverlo. Il problem solver non interrompe il proprio lavoro davanti alle difficoltà ma riesce a pensare, se necessario, in modo laterale, e a reagire in modo indipendente e creativo.

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“Time-Wasting” Business Meetings

 “Time-Wasting” Business Meetings

p01ch0xsThere are too many professionals who believe company meetings to be useless and a waste of time.

That is because too often these meetings are held for no apparent or clear reason.

What are the rules for a successful meeting?

  1. Establishing an objective: what is the meeting for? What is the decision we would like to discuss before taking?
  2. Length: What is the overall time of the meeting? In some countries, including Italy, there is always a starting time but never a clear ending one… Which often leads people to lose time in unproductive gatherings that start late and end whenever.
  3. Agenda for the meeting: what will be discussed? There should always be an agenda  to keep the participants from steering the conversation towards topics there are not critical or to be discussed, forgetting about the main argument.
  4. A moderator: the one who summons the meeting should make sure that it starts on time and that the objectives and topics are respected.

If you are summoned for a meeting, be sure to know at least the first 3 points of this list. Otherwise choose to avoid it, if you can!

Meeting di lavoro “perditempo”

boring-meetings-made-better1Sono sempre di più i professionisti che credono che i meeting aziendali siano una perdita di tempo e considerano inutili le riunioni a cui partecipano. La ragione è che i meeting sono troppo spesso convocati senza sapere neppure il vero perchè.

Quali sono le regole per il successo di un meeting?

  1. Stabilire l’obiettivo del meeting: A cosa serve il meeting? Quale decisione dovrà essere presa al termine del meeting?
  2. Durata del meeting: qual è la durata di una riunione? In alcuni paesi, incluso l’Italia, si definisce sempre l’orario di inizio ma mai quello di termine del meeting…e spesso le persone perdono tempo in riunioni improduttive alle quale si arriva tardi e dalle quali non si sa quando si uscirà.
  3. Agenda del meeting: che cosa si discuterà durante il meeting? Deve essere sempre indicata un’agenda per evitare che i partecipanti affrontino argomenti extra e non prioritari, tralasciando l’argomento che è ragione principale del meeting
  4. Un moderatore: la persona che ha convocato il meeting deve fare in modo che il meeting inizi e termini per tempo, che gli obiettivi e l’agenda siano rispettati.

Se vi convocano per un meeting, siate certi di conoscere almeno i primi 3 punti di questa lista. In caso contrario, se potete, scegliete di evitare la riunione!

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