Center for Career Services & Continuing Education

John Cabot University’s Center for Career Services & Continuing Education is your bridge between your academic and professional careers. Whether you want to pursue further study in graduate school or hope to begin a career, we can help you achieve those goals.

Month: March, 2017

Five Questions to Ask in a Job Interview

Five Questions to Ask in a Job Interview

top 5 questions

A job interview is an occasion to know more about the position you have applied for and to understand if your job expectations can be met. This is why you should get prepared for the moment, usually at the end of the interview, when you will be asked: “Do you have any question?”

Five  questions that can help you get a better idea about the company and position are:

  1. What struck you about my application profile? This question is very important for several reasons. First, it gives you an idea of what kind of candidate the company is looking for. Secondly, this will allow you to stress your strengths during the rest of your interview, or in the next interviews. Finally, it will help you understand which kind of tasks they would like you to perform;
  2. Should you hire me, whom am I going to work with? With this question you will get an idea of the company structure and environment, of who your colleagues would be, and of the position itself, if it is more based on teamwork or individual work;
  3. What would my typical working day look like? It is very important that you understand what tasks they would like you to perform. This is a first step to realize if your expectations match your actual future occupation;
  4. What are the most challenging aspects of this position? The answer to this will give you a wider perspective of the position they are offering. In addition to the main tasks you will have to perform, it is very important for you to know the trickiest aspects you will have to cope with, so that you can prepare to face them at your best;
  5. What are the future projects of the company? Knowing the plans is useful to understand if the company is aiming towards expansion and growth. In this case, it will be more likely for you to have a chance to develop your career and advance in the organization.

Job interviews require you to have an active role in the interview and exploit this occasion to give the right direction to your career path!

 

Le cinque domande da fare durante un colloquio di lavoro

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Il colloquio di lavoro è la vostra occasione per conoscere qualche dettaglio in più sulla posizione per cui vi siete candidati e per capire se le vostre aspettative rispecchiano la realtà. Per questo motivo è importante prepararsi al tipico momento in cui, alla fine del colloquio, vi verrà chiesto: “Ha qualche domanda?”

Le cinque domande che vi aiuteranno a farvi un’idea più completa dell’azienda e della posizione offerta sono:

  1. Cosa vi ha colpito del mio profilo? Questa domanda è importante per diversi motivi. Innanzitutto, vi darà un’idea di che tipo di candidato l’azienda sta ricercando, il che vi permetterà di enfatizzare i vostri punti di forza nel corso del colloquio, o nei colloqui successivi. Inoltre, dalla risposta del vostro interlocutore, potrete capire quali mansioni vi potrebbero essere affidate;
  2. Se dovessi essere assunto, con chi lavorerò? Da questa domanda potete ottenere delle informazioni su come l’azienda sia strutturata, sull’ambiente lavorativo, su chi siano i vostri colleghi e potrete capire qualcosa in più sul vostro ruolo, se basato sul teamwork o se individuale;
  3. Come si svolgerebbe una mia giornata tipo nella vostra azienda? È importante che capiate in maniera concreta quali compiti vi verranno affidati. Questo è il primo passo per comprendere se le vostre aspettative coincidono con quello che sarà effettivamente la vostra futura occupazione;
  4. Quali sono le maggiori difficoltà che si possono incontrare in questa posizione? La risposta a questa domanda vi darà una prospettiva più ampia della posizione offerta. Oltre alle mansioni che dovrete portare a termine, è fondamentale che conosciate anche gli aspetti più complessi con cui dovrete fare i conti, così che vi possiate preparare al meglio ad affrontarli;
  5. Quali sono i progetti futuri dell’azienda? Conoscere i piani futuri dell’organizzazione può rivelarsi utile al fine di capire se si tratta di un’azienda in crescita ed in espansione. Se così fosse, ci sarebbero molte più possibilità per voi di sviluppare la vostra carriera e di crescere professionalmente al suo interno.

Durante un colloquio di lavoro, ricordatevi sempre di avere un ruolo attivo e di sfruttare questa occasione per dare la giusta direzione alla vostra carriera!

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What Are the Most Recurring Mistakes in Cover Letters?

What Are the Most Recurring Mistakes in Cover Letters?

Distraught writer or businesswoman

We have already explained extensively how to write a successful cover letter and what to include in it.

This time, however, we would like to share with you some of the most recurring mistakes in cover letters. After all, the best way to improve is to learn from your mistakes!

  • Wrong date: this is one of the most common errors. If you rework an old cover letter as a starting point, you should never forget to check that the date is correct, otherwise, the employer will think that you lack attention to detail;
  • Wrong company name: this is the most compromising mistake you can make. Misspelling the company’s name, or, even worse, giving it the name of another company will lead your application directly to the trash, as soon as the employer reads it;
  • No self-introduction in the opening paragraph: omitting your basic information in the first line of your letter, like your name and who you are, is like meeting your potential employer in person and starting talking about yourself without even shaking her/his hand;
  • Same content for all your applications: even though you probably think that a general cover letter will spare you from writing a new one for a new position, be aware that the employer will notice this choice. It will not make a good impression on the reader realizing that you did not put any effort in customizing your letter for his/her company;
  • Repetition of the CV: if you just repeat your technical skills, without enriching your presentation with your soft skills, you are throwing away your chance to appeal the reader with some traits about you that could not be included in the CV;
  • No thanks and no call to action at the end: the closing paragraph is as important as the introductory paragraph. If omitting your self-introduction is like not shaking your interlocutor’s hand at your first meeting, the lack of thanks or call to action at the end corresponds to leaving without saying goodbye;
  • No signature at the end: even if you already wrote your name in the heading of your letter and on your resume, you should never forget to put your signature at the bottom.

Have you ever made any of these mistakes?

They are very common oversights, but they can affect negatively the outcome of your application. Next time you write a cover letter, keep them in mind and you will have a much more effective application.

Quali sono gli errori più ricorrenti nelle lettere di presentazione?

most recurring mistakes in cover letters

Visto che abbiamo già spiegato nel dettaglio come scrivere una lettera di presentazione efficace e cosa includervi, questa volta vorremmo piuttosto soffermarci sugli errori più frequenti che vi si possono trovare. In fin dei conti, il modo migliore per migliorare è imparare dai propri sbagli!

  • Data sbagliata: questo è uno degli errori più comuni. Se rielaborate una vecchia lettera di presentazione come punto di partenza, non dimenticate mai di controllare che la data sia aggiornata, altrimenti il vostro potenziale datore di lavoro penserà che non avete attenzione al dettaglio;
  • Nome dell’azienda sbagliato: questo è sicuramente l’errore più grave. Scrivere male o, ancora peggio, scrivere il nome di un’altra azienda, farà finire la vostra candidatura direttamente nella spazzatura, non appena il datore di lavoro la leggerà:
  • Nessuna presentazione nel paragrafo di apertura: omettere le vostre informazioni base nella prima riga della vostra lettera, come il vostro nome e chi siete, corrisponde ad incontrare il vostro potenziale datore di lavoro per la prima volta ed iniziare a parlare di voi senza nemmeno stringergli la mano;
  • Stesso contenuto per tutte le vostre candidature: anche se probabilmente pensate che una lettera di presentazione generica vi eviterà di scriverne una nuova per un ogni candidatura, sappiate che il vostro datore di lavoro si accorgerà di questa scelta. Non farà una buona impressione su chi legge notare che non vi siete minimamente sforzati per personalizzare la lettera per la sua azienda;
  • Ripetizione del CV: limitandovi a ripetere le vostre capacità tecniche, senza arricchire la vostra presentazione con le vostre soft skills, sprecate una preziosa chance di rendervi più interessanti agli occhi del lettore menzionando alcuni tratti di voi che non possono far parte del CV;
  • Nessun ringraziamento ed invito ad agire nella conclusione: il paragrafo di chiusura è importante quanto quello introduttivo. Se omettere la vostra presentazione all’inizio è come non stringere la mano del vostro interlocutore al vostro primo incontro, la mancanza di ringraziamenti e di invito ad agire in conclusione corrisponde ad andarsene senza nemmeno salutare;
  • Niente firma alla fine: anche se avete già scritto il vostro nome nell’intestazione e nel vostro resume, non dovreste mai dimenticare di mettere la vostra firma alla fine del testo.

Vi è mai capitato di fare qualcuno di questi errori?

Quelle appena menzionate sono delle sviste molto comuni, ma possono avere un’influenza molto negativa sull’esito della vostra candidatura. La prossima volta che scrivete una lettera di presentazione, tenetele a mente ed otterrete una candidatura molto più efficace.

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“Principles of Mentoring and Coaching” hosted by Isabelle Alpi International Business & Executive Coach, President of EMCC Italia

Principles of Mentoring and Coaching” hosted by Isabelle Alpi International Business & Executive Coach, President of EMCC Italia

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On Tuesday, February 28th, John Cabot University’s Center for Career Services & Continuing Education organized the seminar “Principles of Coaching,” held by Isabelle Alpi, International Business & Executive Coach, and President of EMCC Italia (European Mentoring and Coaching Council). EMCC is a nonprofit association providing best practices, standards and guidelines in mentoring and coaching not only for the benefit of coaches and mentors, but also for supervisors, training schools, managers, companies and academic institutions.

As explained by Ms. Alpi, coaching is a new discipline, very closely connected to and inspired by the much older practice of mentoring. Mentoring, indeed, dates back to Ancient Greece, precisely to Omer’s Odyssey, when Ulysses, before leaving for Troy, left his son Telemachus in the hands of his friend Mentor, who was supposed to look after him during Ulysses’ absence. Mentor was impersonated by the Goddess Athena, the Goddess of Wisdom. Mentoring, hence, has to do with building one’s own wisdom, one’s own experience and knowledge.

The very nature of coaching and mentoring is to raise responsibility and (self-) awareness in order to help people find their own unique way of using their mind and body to address life, work, challenges, etc.

As a management style, coaching can result in a culture change from a “blame culture” to a “responsibility culture,” by giving people choice for their actions, regarding error as an opportunity for learning and encouraging continuous improvement and development. Since coaching is about raising a sense of responsibility and (self-) awareness in the coachee, coaches do not give advice on what to do, but instead they try to trigger deep thought.

Being aware means being able to understand a situation or a subject at the present time, based on experience and information. When you are aware, and self-aware, you are able to control your environment and yourself, and not to let things control you. Once the coachees raise their own awareness, they are able to see new options from which they can choose, which creates responsibility in them.

The coach achieves these goals through presence and active listening and by asking effective questions, which are specific, thought provoking and promote attention and observation in the coachee. The coach uses empathy, his ability to read body language and a non-judgmental attitude in order to create deep rapport and connection with the coachees, so that they feel free to express themselves.

The reason why the Center for Career Services & Continuing Education at John Cabot University decided to host this seminar is that “self-awareness and responsibility are two pillars in the development of professional and career skills”, as explained by Professor and Director of the Career Services Center Antonella Salvatore. We thank again Mrs. Isabelle Alpi for sharing her mastery with John Cabot University’s community.

The Center offers over 40 seminars and events throughout the academic year in order to foster its mission to help students and alumni prepare for and successfully enter the workforce. Learn more about the calendar of Spring and Summer 2017 seminars and events and sign up now!

Principi di Mentoring e Coaching” con Isabelle Alpi             International Business & Executive Coach, Presidente di EMCC Italia

Martedì 28 febbraio, il Centro di Alta Formazione e Avviamento alla Carriera della John Cabot University di Roma ha ospitato il seminario “Principi di Mentoring e Coaching” con Isabelle Alpi, International Business & Executive Coach, e Presidente di EMCC Italia (European Mentoring and Coaching Council). EMCC è una organizzazione no-profit specializzata in best practices, standard qualitativi e linee guida sui temi del mentoring e coaching, non solo a beneficio dei coach e mentor, ma anche per supervisori, centri di formazione, manager, aziende e istituzioni accademiche.

Come spiegato dalla Dott.ssa Alpi, il coaching è una nuova disciplina, molto vicina e ispirata alla più antica pratica del mentoring. Il mentoring, infatti, risale all’Antica Grecia, più precisamente all’epoca dell’Odissea di Omero, quando Ulisse, prima di lasciare Troia, affidò suo figlio Telemaco alle cure del suo amico Mentore, che si sarebbe dovuto occupare di lui durante la sua assenza. Mentore era impersonificato dalla Dea Atena, la divintà della saggezza. Il Mentoring, dunque, si riferisce allo sviluppo della propria saggezza, esperienza e conoscenza.

La natura propria del coaching e mentoring è quella di potenziare la responsabilità e la (auto-) consapevolezza in maniera tale da aiutare le persone a trovare la propria unicità nell’utilizzare il proprio corpo e mente per indirizzare la propria vita, lavoro, sfide, ecc.

Come modello di gestione, il coaching può esprimersi in una cultura del cambiamento, da una “cultura della colpa” and una “cultura della responsabilità,” dando la possibilità alle persone di prendere delle decisioni autonome per le proprie azioni, considerando l’errore come una opportunità per imparare e incoraggiando il miglioramento e sviluppo continui. Dal momento che il coaching riguarda lo sviluppo di un senso di responsabilità e (auto-) consapevolezza nel coachee, i coach non danno consigli su cosa fare, piuttosto provano a sollecitare il pensiero critico.

Essere consapevoli significa essere in grado di leggere una situazione o un soggetto sul momento, basandosi sull’esperienza e le informazioni a disposizione. Quando si è consapevoli, si è in grado di controllare l’ambiente circostante e se stessi, e non permettere che accada il contrario. Una volta che i coachees sviluppano la propria consapevolezza, sono in grado di vedere nuove opportunità da cui poter scegliere, innescando un senso di responsabilità.

Il coach riesce a raggiungere questi obiettivi attraverso la presenza e l’ascolto attivo, e facendo delle domande efficaci, che sono specifiche, stimolanti e che incentivino l’attenzione e osservazione del coachee. Il coach usa l’empatia, la sua abilità di leggere il linguaggio del corpo e un atteggiamento acritico in maniera da creare un rapporto e connessione profondi con i coachee, così da potersi sentire liberi ad esprimersi.

La ragione per cui il Centro di Alta Formazione e Avviamento alla Carriera della John Cabot University di Roma ha deciso di ospitare questo seminario è che “l’auto-consapevolezza e responsabilità sono due pilastri nello sviluppo delle proprie competenze professionali di carriera”, come ci spiega la Prof.ssa e Direttrice del Centro Antonella Salvatore. Ringraziamo ancora la Dott.ssa Alpi per aver condiviso le sue competenze nel campo con la comunità della John Cabot University.

Il Centro offre oltre 40 seminari ed eventi nel corso dell’anno accademico a servizio della sua missione di supporto agli studenti e laureati nella preparazione e entrata nel mondo del lavoro in maniera soddisfacente. Scopri di più sul calendario dei seminari ed eventi per la primavera e estate 2017 e iscriverti ora!

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